Falcone e Buscetta: un’alleanza contro la mafia nel racconto di una storica del Kuwait

Walah Al Sabah
Falcone e Buscetta, un’alleanza che ha distrutto Cosa nostra

“Io ti informo giudice, dopo questi colloqui con me tu diventerai una celebrità. Tuttavia proveranno a ditruggerti, sia fisicamente sia professionalmente, e proveranno a distruggere anche me”. Questo e’ quello che Tommaso Buscetta disse a Falcone all’inizio del processo anti-mafia piu’ grande della storia: il maxiprocesso, del 1986. Ma chi era Tommaso Buscetta?
RAI STORIA sta mandando in onda una nuova serie tv sul maxi processo e certamente Buscetta gioca un ruolo importante nella serie. Questo perche’ lui è stato “il pentito” le cui confessioni al giudice Falcone diventarono la base preliminare del maxi. Tommaso Buscetta “il boss dei due mondi” come veniva chiamato per la sua vasta influenza, fu uno dei primi pentiti a raccontare il meccanismo interno di Cosa Nostra. Chiese di poter avere un colloquio con Falcone semplicemente perche’ lui non aveva fiducia in nessun altro. Agli occhi di Buscetta, Falcone non era soltanto un giudice, era anche un uomo che poteva capire ogni tipo di persona, un uomo di legge la cui reputazione era nazionale e internazionale. Poiche’ lui era un noto e rispettabile magistrato, Falcone poté salvaguardare la vita di Buscetta dopo la sua confessione. Allo stesso modo, Falcone potè salvaguardare la vita di tutti gli altri pentiti. Potè fare questo con tutti coloro che erano pronti per un nuovo inizio, una nuova vita pulita, dopo la mafia. Falcone fu anche un pioniere nell’introdurre in Italia il programma di protezione dei testimoni.
Dopo la prima e la seconda guerra di mafia in Sicilia, nelle quali molti degli alleati di Buscetta furono eliminati (in particolare i mafiosi delle famiglie Bontade e Porta Nuova), Buscetta decise di fuggire in Brasile. Tuttavia nel 1984, due anni prima dell’inizio del maxi processo, Falcone volò in Brasile per incontrarlo. Questo fu l’inizio della vera guerra contro Cosa Nostra. Una guerra di informazioni che finalmente pose fine ad ogni dubbio sull’esistenza di un’organizzazione criminale chiamata Cosa Nostra. E ciò fu possibile anche perché un grande e importante membro di Cosa Nostra decise di tradirla. Le confessioni di Buscetta furono un forte colpo per la mafia.
Buscetta spiego’ tutto a Falcone, dai rituali mafiosi, alle ragioni che portarono alla prima e alla seconda guerra di mafia, ai nomi delle famiglie che controllavano il traffico di droga verso gli Stati Uniti. Le sue confessioni fecero la differenza non solo in Italia, ma anche in America, portando alla luce, come ho scritto nel mio precedente articolo, la “pizza connection”.
La prima e la seconda guerra di mafia furono lotte di potere e niente di più, come Buscetta ha confessato e come Falcone ha scritto nel suo libro, “Cose di Cosa Nostra” scritto in collaborazione con la giornalista Marcelle Padovani. Il traffico di eroina che Cosa Nostra controllava e monopolizzava tra il 1974 e il 1977 diede ai clan un potere economico che ne accrebbe l’importanza. Nel 1980 Cosa Nostra divenne la piu’ grande esportatrice di eroina verso gli Stati Uniti. Era anche specializzata nella raffinazione dell’eroina. Ma oggi tutto è cambiato. Un’altra mafia ha preso il controllo del traffico di droga in Italia. L’aumento della ricchezza ha causato problemi di potere all’interno delle famiglie mafiose, che hanno portato alle guerre di mafia. Il risultato di queste guerre fu che il potere passò ai Corleonesi. Buscetta faceva parte del gruppo che uscì sconfitto e quando i suoi alleati furono sistematicamente eliminati, scappò in Brasile.
Cosa Nostra ordinò persino l’uccisione dei suoi figli.
Buscetta spiegò a Falcone la gerarchia dell’organizzazione. Ogni famiglia mafiosa aveva un capo, e ogni capo aveva sotto di lui affiliati che obbedivano ai suoi ordini. Per essere un membro della mafia, non dovevi essere collegato con la polizia, essere pronto ad usare la violenza non appena ti venisse richiesto.
Chiunque fosse voluto uscire dalla mafia, lo avrebbe fatto versando il suo sangue, che significava essere ucciso. Entri nella mafia col sangue, la lasci col sangue.
Falcone aveva bisogno di un uomo come Buscetta, uno che stave dentro e che conosceva Cosa Nostra molto bene. Buscetta, dal canto suo, aveva bisogno di un uomo di legge potente come Falcone, un uomo che non era tentato dai soldi della mafia e che non era intimidito dalle sue minacce. Falcone, come ogni uomo, temeva per la sua vita come per quella dei suoi cari, ma tutti noi abbiamo paura. Tutti noi temiamo qualcosa. Alcuni di noi continuano nonostante la paura e questo è il coraggio. Questo è quello che Falcone era: un uomo coraggioso.
Buscetta e Falcone provenivano da due poli opposti. Buscetta era nato in un contesto saturo di mafia, mentre Falcone era nato in una famiglia della classe media, una famiglia severa, onorata e non legata in alcun modo con la mafia. Tuttavia si allearono per combattere la mafia. Si puo’ affermare che, in un certo qual modo, anche Buscetta fu un eroe come Falcone.
Il maxi processo iniziò nel Febbraio 1986 e si concluse nel 1992, quattro mesi prima dell’omicidio di Falcone. Le confessioni di Buscetta furono importanti, in quanto base preliminare dalla quale i magistrati poterono procedere con il più grande processo anti-mafia della storia.
Riguardo Falcone, questo uomo e giudice non fu mai condiscendente con i pentiti. Non era un narcisista, a dispetto della oltraggiosa campagna contro la sua persona. Al contrario, capì i pentiti e andò oltre affermando che erano uomini esattamente come tutti gli altri. Quando il cappio si stringeva intorno ai loro colli, correvano da Falcone. Loro sapevano che lui era pronto ad ascoltarli con molta pazienza e nessun giudizio.
Grazie giudice Falcone. Se tu ci hai insegnato qualcosa è proprio che per ottenere quello che si vuole, servono abilità e competenza. Basta guardare le interviste di Falcone per capire quanto fosse saggio e paziente. Un uomo che ha risposto a minacce e pericolo con un sorriso rassegnato e una serenità che intimorirono anche i suoi più spietati nemici.

Walah Al Sabah è una ricercatrice di Storia Classica presso l’Università del Kuwait. Ha 30 anni e un master in Storia Antica e ha scritto una tesi sul contributo del Beduini del Sinai nella vittoria militare degli imperi Achemenidi e Assiri.

Il suo account instagram è @historylovin

“U Muschittieri”, presentato al RIFF Festival il film su Falcone bambino

Anche Giovanni Falcone è stato bambino e come tutti i bambini ha avuto paura: ma fin da piccolo davanti alle paure non è scappato. Le ha affrontare e le ha vinte. E ha capito, come ha poi spesso detto da adulto a chi gli chiedeva se il rischio a cui era continuamente sottoposto non lo spaventasse, che non avere paura è impossibile, innaturale. Il segreto è non farsi fermare, imparare a convivere con i propri timori. Di Giovanni Falcone bambino parla il cortometraggio del regista pugliese Vito Palumbo “U Muschittìeri”, prodotto da Recplay di Roberta Putignano, Intergea di Donatella Altieri srl e Beagle Media di Vincenzo De Marco in coproduzione con Rai Cinema, con il supporto del MiBAC e dell’Apulia Film Commission e con il patrocinio morale della Fondazione Falcone e del Comune di Palermo. La produzione esecutiva è stata curata da Recplay.
Un’idea, quella di Palumbo, vincitore del Premio speciale della giuria ai Nastri d’Argento 2015 con il suo corto “Child K” sull’olocausto dei disabili per mano nazista, che prende spunto dal racconto dello scrittore palermitano Angelo Di Liberto “Il bambino Giovanni Falcone. Un ricordo d’infanzia”.
U Muschittieri” di Vito Palumbo è stato presentato ieri in prima nazionale al festival RIFF di Roma. Alla proiezione è seguito un dibattito sulla figura di Giovanni Falcone a cui hanno partecipato la presidente della Fondazione Falcone, la professoressa Maria Falcone, il regista Vito Palumbo, per la RAI Carlo Brancaleoni, lo scrittore Di Liberto.
“Non si deve essere necessariamente eroi per combattere il male” spiega Palumbo, innamoratosi della storia di Di Liberto, sceneggiatore del corto insieme a Giuseppe Triarico, Giuseppe Isoni, Andrea Brusa.
“Il mio intento è stato quello di far conoscere la figura di Giovanni Falcone anche alle nuove generazioni che non c’erano negli anni in cui il giudice è vissuto e ha operato. – dice – E volevo farlo in un certo senso smitizzando il personaggio, nel racconto di lui bambino. Volevo raccontare una storia vera di umanità e coraggio, di un bambino normalissimo, come tutti gli altri, che lo riavvicini a noi e ci faccia credere che il miracolo possa ripetersi”.
“ Il film – dice Maria Falcone – coglie un aspetto che io sottolineo spesso e cioè che per combattere certe battaglie non si deve necessariamente essere eroi e questo era una cosa che Giovanni diceva spesso. Ognuno di noi ha le sue paure. Lui diceva che sarebbe stato da incoscienti non averne, ma le paure vanno affrontate e superate e non si deve diventarne ostaggi”.
Ad interpretare il piccolo Giovanni Falcone è Gabriele Provenzano, già presente nella “Mafia uccide solo d’estate 2”; accanto a lui, nei panni di Maria Falcone, la piccola Daria Civilleri. Nei ruoli dei genitori di Giovanni, due attori di grande prestigio come David Coco (L’uomo di vetro, Il cacciatore) e Simona Cavallari (Il capo dei Capi , Squadra antimafia–Palermo oggi). Direttore della fotografia è il maestro Daniele Ciprì.

Studenti del San Carlo di Milano incontrano Maria Falcone

Cento studenti liceali del collegio San Carlo di Milano, in viaggio d’istruzione in Sicilia, hanno incontrato a Palermo la presidente e il segretario generale della Fondazione Falcone, la professoressa Maria Falcone e l’ex presidente del tribunale Leonardo Guarnotta. L’incontro si inquadra in un percorso di educazione alla legalità che i ragazzi affrontano nel corso dell’anno scolastico anche attraverso letture e film. Quest’anno sono state approfondite dagli studenti  le figure del giudice ucciso a Capaci e di don Pino Puglisi, il sacerdote assassinato dalla mafia nel 1993. “Quel che è venuto fuori durante l’incontro con la professoressa Falcone e il giudice Guarnotta – spiegano il rettore della scuola don Alberto Torriani, e la preside Antonella Sacchi – è l’importanza del ruolo che ciascuno, nel proprio ambito, può avere nell’affermazione della legalità e del bene comune.  Tentiamo di insegnare ai nostri ragazzi che per essere buoni cittadini non è necessario compiere atti di eroismo, ma farsi carico dei problemi degli altri, mostrare attenzione verso chi ci sta vicino”.  Una lezione che è stata ribadita da Guarnotta, ex membro del pool antimafia di cui Falcone e il giudice Paolo Borsellino facevano parte.

Le mani delle mafie sulle scommesse online, sequestri per un miliardo di euro

Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse on line. E’ quanto emerso da diverse indagini delle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania, coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.  Sessantotto gli arresti e un sequestro di beni in Italia e all’estero per oltre un miliardo. Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non, scoperto dagli investigatori di Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri, è superiore ai 4,5 miliardi. I destinatari dei provvedimenti cautelari sono tutti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all’autoriclaggio, dall’illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Dalle indagini è emerso che i gruppi criminali si erano spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line attraverso diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. Il denaro accumulato illegalmente, il cui percorso è stato monitorato dalla Guardia di Finanza, veniva poi reinvestito in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta. La “politica presti attenzione” alle infiltrazioni delle mafie nel settore dei giochi e delle scommesse perché altrimenti “l’Italia non sarà in grado di decollare” e il sud “continuerà ad essere la zavorra dell’economia del paese”, ha commentato il Procuratore nazionale antimafia e Antiterrorismo Francesco Cafiero de Raho che ha coordinato le inchieste.