Assegnate le borse di studio “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” 2017: fede e boss e infiltrazioni dei clan nel calcio tra i lavori premiati

Mafia e infiltrazioni nel mondo del calcio, la tutela dei minori cresciuti in contesti mafiosi, le nuove sfide della Chiesa di Papa Francesco nella lotta alla criminalità organizzata: sono solo alcuni dei lavori premiati con le borse di studio della Fondazione “Giovanni Falcone” e finanziate dall’Assemblea Regionale Siciliana con l’obiettivo di sviluppare l’attività di ricerca su temi legati alla criminalità con particolare riferimento alle mafie. I dieci vincitori sono tutti laureati in Giurisprudenza col massimo dei voti e hanno ricevuto un contributo di settemila euro. La consegna dei riconoscimenti si e’ tenuta questo pomeriggio nella sala Piersanti Mattarella di Palazzo Reale.
Erano presenti la presidente della Fondazione Falcone, professoressa Maria Falcone, il presidente dell’Assemblea
regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, e il direttore generale della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso. Alla
premiazione hanno partecipato anche i componenti della Commissione di valutazione Leonardo Guarnotta, segretario del Consiglio della Fondazione; Giuseppe Ayala, componente del Consiglio di Fondazione; Vincenzo Militello, professore ordinario di Diritto penale; Giuseppe Di Chiara, professore ordinario di Diritto processuale penale. attualita’ e impegneranno i vincitori in un lavoro di studio che si concluderà alla fine del 2018 con la presentazione dei
risultati.
Gli argomenti approfonditi hanno come tratto comune le infiltrazioni della criminalità organizzata e della corruzione
nel mondo legale e nella società. I vincitori scandaglieranno le potenzialità della confisca dei patrimoni nei reati contro la pubblica amministrazione, la prevenzione della corruzione nel sistema degli appalti, l’inquinamento mafioso delle imprese. E ancora le infiltrazioni del fenomeno mafioso nel mondo dello sport e in particolare nel calcio: dalla gestione delle scommesse alla proprietà delle società, soprattutto nelle categorie minori, utilizzate per il riciclaggio di danaro sporco e come “macchine di consenso”.

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