Si è concluso nella sede del Teatro dell’Istituto Comprensivo Emma Castelnuovo di Roma il Progetto di educazione alla legalità “Sulle orme di Giovanni Falcone” promosso dalla Fondazione Falcone con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale. Oltre 800 gli studenti che hanno partecipato al programma. Dieci  le scuole coinvolte: 5 di Palermo, 5 del Lazio  (4 di Roma e 1 di Lavinio). L’iniziativa si è rivolta in particolare agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado e per alcuni istituti, in via sperimentale, anche alle classi dell’infanzia.

Il progetto ha unito in un simbolico gemellaggio le scuole di Palermo e quelle della Capitale. Ne è venuto fuori un confronto tra realtà sociali con storie molto diverse e un presente che ha sempre più tratti comuni. Palermo, forte di un’educazione alla cultura antimafia di cui la Fondazione Falcone si è fatta promotrice all’indomani della strage di Capaci, è ben consapevole di cosa sia la criminalità organizzata; Roma, fino a qualche anno fa inconsapevole di essere palcoscenico ed incrocio di mafie, ha scoperto in tempi più recenti l’importanza di praticare una cultura della legalità nelle scuole, di parlare di mafia a ragazzi che, troppo spesso, pensano di esserne immuni o destinati a subirne la presenza senza possibilità di riscatto.

Obiettivo del progetto è stato fornire agli studenti l’occasione di conoscere la vita dell’uomo e del magistrato Giovanni Falcone e di condividere i valori che lo hanno guidato nella lotta alla mafia. L’esempio di Giovanni Falcone ha costituito il punto di partenza per sensibilizzare gli studenti sulla loro personale responsabilità come cittadini nel contrasto ai clan, facendoli percepire cittadini capaci di compiere scelte di vita quotidiane consapevoli, fondate sulla giustizia, a partire dal rispetto del prossimo, delle regole in classe, scelte che prefigurano quelle che saranno chiamati a compiere come cittadini adulti  rispettosi delle istituzioni democratiche e capaci di contrastare i poteri mafiosi.

Il progetto si è articolato in più fasi coinvolgendo gli studenti in 2 cicli di incontri. Il primo si è tenuto presso luoghi simbolo dell’antimafia (un bene confiscato e l’Aula Bunker del carcere Ucciardone); il secondo presso gli istituti dove, attraverso laboratori, i ragazzi hanno potuto confrontarsi liberamente con rappresentanti della Fondazione. Gli studenti, che durante tutto il progetto hanno lavorato a scuola con i  docenti usando il materiale didattico fornito dalla Fondazione, hanno realizzato poesie, testi, ma anche canzoni, fumetti e lenzuoli dipinti che hanno esposto durante la manifestazione conclusiva dell’iniziativa a testimoniare la nuova coscienza antimafiosa acquisita.

Grazie ad un questionario compilato in maniera anonima dai partecipanti, è alla fine risultato che il progetto è stato per il 75% di loro un’occasione per “approfondire aspetti nuovi”, e che per il 25%  un modo per “conoscere” il fenomeno mafioso. Da sottolineare il fatto che la maggior parte degli istituti coinvolti nell’iniziativa si trovano in quartieri periferici, proprio dove la criminalità organizzata si manifesta in maniera più evidente.

E’ stata quindi condivisa la necessità di dare continuità a questa iniziativa anche nei prossimi anni: è emblematico che il 50% dei partecipanti ha espresso la necessità di  “parlare di più della mafia e dei mezzi per contrastarla”.