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SPECIALE SENTENZA "STRAGE FALCONE" |
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STRAGE DI CAPACI, ENTRA LA CORTE
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| CALTANISSETTA.
Trentanove imputati, ma uno solo presente in aula ad ascoltare la sentenza.
Soltanto Pietro Aglieri ha sentito dalla voce del presidente Carmelo Zuccaro
di essere stato condannato a vita per la strage di Capaci. Solo lui. Tutti
gli altri, sia i condannati sia gli assolti, hanno preferito restare nelle
loro celle. Dopo quasi due anni e mezzo di processo e seicento ore di camera
di consiglio la sentenza, nei confronti dei presunti assassini di Giovanni
Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di
Cillo, è stata emessa. Erano le 10 e 10 quando la Corte è entrata in aula. |
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| Un silenzio spettrale quando le prime parole sono tuonate: 'In nome del popolo italiano.....' . Zuccaro ha fatto l'elenco degli imputati ritenuti colpevoli e per 24 di loro ha emesso la sentenza della condanna all'ergastolo. Otto gli assolti, per altri sette condanne più 'lievi'. Tra questi ultimi alcuni collaboratori di giustizia e non. Undici anni sono stati inflitti a Giuseppe Agrigento, assolto dalla strage, ma riconosciuto colpevole per avere fornito parte dell'esplosivo. E poi Giovanni Brusca. Al carnefice che ha premuto il pulsante quel 23 maggio del 1992 sono stati inflitti 26 anni, quattro in meno di quanto aveva richiesto l'accusa. Non è stato riconosciuto collaboratore, ma ha usufruito dello sconto delle attenuanti generiche per avere confessato la sua partecipazione. Anche a Salvatore Cancemi la corte di Assise non ha dato la 'patente di pentito'. Condannato a 21 anni, non ha beneficiato dello sconto di pena riservato ai collaboratori. Sconto che invece è stato dato a Giovan Battista Ferrante (17 anni), Gioacchino La Barbera (15 anni e due mesi) e a Santo Di Matteo e Calogero Ganci (15 anni ciascuno). Assolti per non aver commesso il fatto Giuseppe Lucchese, Salvatore Sbeglia (per il quale era stata chiesta una condanna a 14 anni per associazione mafiosa), Giusto Sciarabba, Mariano Agate, Salvatore Buscemi, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffrè e Francesco Madonia. Carcere a vita per gli altri ventiquattro tra boss e gregari. Dieci minuti è durata la lettura della sentenza e subito dopo i commenti. Soddisfazione da parte dell'accusa: 'Una sentenza storica, che riconosce non solo la colpevolezza, ma anche l'esistenza della commissione regionale di Cosa nostra' ha sostenuto il pm Luca Tescaroli. E l'altro pm, Paolo Giordano ha aggiunto: 'La sentenza è un importante punto fermo per il prosieguo delle indagini sui mandanti dal volto coperto'. In aula anche il procuratore capo Giovanni Tinebra, che al termine ha affermato: 'Sono sereno, non soddisfatto. Questa sentenza conferma che abbiamo lavorato bene'. Di parere, naturalmente, opposto i difensori: 'Una sentenza scritta dai pentiti' ha sostenuto Rosalba Di Gregorio, difensore di Aglieri. E Giuseppe Dacquì, che assisteva Greco e Battaglia: 'C'è una contraddizione. Cancemi non ha avuto lo sconto come collaboratore, quindi non creduto, ma è passata la sua tesi sulla commissione regionale'. Soddisfatti solo due dei difensori, Michele Micalizzi e Vittorio Mammana: tutti i loro assistiti (Sbeglia, Farinella, Sciarabba e Buscemi) sono stati assolti. Ma ieri nell'aula bunker sembravano echeggiare alcune parole di Giovanni Falcone: 'Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua. Il maggior risultato consiste nel privare la mafia della sua aura di impunità e di invincibilità'. Quell'impunità che ieri è stata abbattuta. | ||