23 maggio 2019, nel logo creato per la manifestazione il mondo unito contro le mafie

E’ dedicata alla Convenzione Onu di Palermo sul crimine organizzato transnazionale la cerimonia organizzata a Palermo il 23 maggio per il 27esimo anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Un traguardo nato dall’intuizione di Giovanni Falcone che, 40 anni fa, comprese l’irrinunciabilità della cooperazione giudiziaria e investigativa tra gli Stati contro mafie ormai globali.  L’immagine scelta come simbolo di questo 23 maggio 2019, creata dalla graphic designer Alessia De Maio, rappresenta tutto questo: i giudici Falcone e Borsellino e sullo sfondo il mondo, luogo in cui il crimine allunga i suoi tentacoli, ma anche teatro della riscossa degli Stati che, solo lottando insieme, possono vincere.

Nell’aula bunker del carcere Ucciardone ospiti internazionali – investigatori, magistrati, esponenti delle istituzioni –  parleranno dello storico accordo ratificato a Palermo nel 2000, tornato d’attualità dopo che l’Onu, all’unanimità, a Vienna, ha approvato la risoluzione che ne consentirà le modifiche, facendone uno strumento ancora più efficace nella guerra alle mafie.

LE MAFIE IN PILLOLE. L’ORGANIZATSYA RUSSA: RITI DI INIZIAZIONE E GIURAMENTI NELLA TERRA DEGLI ZAR

In russo si chiama Organizatsya o Mafija ed è considerata una delle organizzazioni criminali più potenti e pericolose del mondo. Si afferma nell’ex URSS nei primi del ‘900  in una società povera e divisa da conflitti tra le differenti classi sociali. Tutto inizia da piccole gang criminali che controllano il mercato nero e fanno fronte alla domanda di beni irreperibili nell’economia pianificata comunista. Nasce un’economia parallela gestita da criminali che si appropriano delle merci di prima necessità, formando così una sorta di imprenditoria illegale che prospera anche grazie alla collusione con i funzionari pubblici. Deportati nei Gulag molti criminali comuni danno vita a organizzazioni con ai vertici  i vory-v-zakone, “uomini che obbediscono a un codice d’onore”, o, secondo un’altra traduzione, i “ladri-in-legge”.  Nei Gulag si riconoscono per l’abbigliamento e i tatuaggi spesso raffiguranti immagini religiose. Parlano una lingua tutta loro, con una struttura grammaticale russa, ma un vocabolario a sé .  Con la disgregazione dell’URSS, il passaggio dalla proprietà statale a quella privata consente ai gruppi criminali esistenti di inserirsi nel campo delle cooperative e imprese pubbliche. Le strutture mafiose, attratte dal rapido sviluppo del settore privato, sfruttano a loro favore la fase della transizione, si impadroniscono delle principali banche russe e stringono rapporti con parte del potere politico. Nel 2012, l’amministrazione Obama ha inserito i vory tra le organizzazioni transnazionali piú pericolose per la sicurezza americana, insieme alla camorra napoletana, alla yakuza giapponese, a Los Zetas messicani e alla gang salvadoregna. Nel 2015, l’ agenzia di stampa russa PrimeCrime.ru ha contato la presenza di 485 capi della confraternita in tutto il mondo. Di questi, 118 si trovano dietro le sbarre. “Grazie alla mia ricerca sul campo a Perm, – scrive Federico Varese, docente universitario a Oxford, criminologo, tra i maggiori esperti di mafia russa del mondo – sono giunto alla conclusione che i ‘ladri-in-legge’ hanno qualcosa in comune con le mafie tradizionali: un rito di iniziazione in cui una recluta viene presentata da un garante, la trasmissione di regole fondamentali, un giuramento e l’assegnazione di una nuova identità. Alla cerimonia assistono vory provenienti da altre parti della Russia: ciò significa che il rito non riguarda una sola famiglia. La presenza della Bibbia sottolinea la natura religiosa dell’evento. Uno scopo fondamentale della cerimonia è lasciare un segno nella psiche dell’affiliato e dargli la sensazione di essere entrato a far parte di un’entità superiore, benedetta da Dio. Questo rituale mostra importanti somiglianze con quello usato dalla mafia piú radicata che conosca: Cosa Nostra”.

Gli studenti di Casale Monferrato “sulle orme” di Giovanni Falcone

Centinaia di studenti delle scuole medie hanno partecipato giovedì, 4 aprile,  nel Teatro Municipale di Casale Monferrato, a un incontro con la professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, e il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. Si è parlato dell’eredità spirituale lasciata dal magistrato ucciso a Capaci e divenuto simbolo della lotta alla mafia e si è fatto il punto sullo stato della strategia di contrasto a Cosa nostra. A fare gli onori di casa il sindaco di Casale Monferrato Concetta Palazzetti.  Tantissimi gli interventi dei giovani studenti curiosi di saperne di più su Falcone e sulla mafia.

 

 

 

#21marzo Maria Falcone: siamo uniti nell’impegno a mantenere viva la memoria

“Saluto e ringrazio di cuore tutti coloro che oggi partecipano alla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, appuntamento che da anni viene promosso in tutta Italia dall’associazione @Liberacontrolemafie. L’impegno a mantenere viva la memoria di chi ha perso la vita per mano delle mafie ci unisce tutti ed è stimolo a impegnarci nella difesa della legalità, della libertà, della democrazia”. E’ il pensiero rivolto da Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, ai tantissimi scesi in piazza per la giornata della Memoria e dell’Impegno.

21 marzo: la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia

Nel primo giorno di Primavera da Padova a Enna passando per Campobasso, l’Aquila, Napoli: in piazza insieme all’associazione Libera per ricordare le vittime innocenti delle mafie. Tantissimi i giovani, da Nord a Sud, per condividere l’impegno indicato dal presidente della Repubblica Mattarella: “Vogliamo liberare la società dalle mafie. È un traguardo doveroso e possibile, che richiede a tutti impegno, coerenza, piena coscienza delle nostre responsabilità di cittadini”.  Per l’iniziativa è la 24/a edizione. Quest’anno è stata Padova la città scelta come sede della manifestazione principale: una città di un nord- est in cui, raccontano le indagini, le mafie sono sempre più presenti. Nel corso della cerimonia sono stati letti in tutte le piazze i nomi delle 1100 vittime innocenti della criminalità organizzata. Un rosario del ricordo e della memoria per ribadire l’impegno a non dimenticare.

 

 

Vita e morte di Frankie Boy, enfant prodige del clan Gambino ucciso a New York

Per i “picciotti” siciliani era “O Frankie”, i clan d’oltreoceano lo chiamavano invece “Frankie boy”. Cinquantaquattro anni, un “curriculum” criminale pesante, giovanissimo riuscì a scalare il clan Gambino di New York. Genitori palermitani, nato negli Usa, non ha mai dimenticato la terra degli avi e Cosa nostra siciliana. Il killer che l’ha freddato con sei colpi di pistola, stanotte davanti alla sua casa di Staten Island, gli è poi passato sopra con l’auto. I testimoni hanno raccontato di una “processione” ininterrotta dei Gambino accorsi a rendere omaggio a un padrino che, negli ultimi tempi, aveva scelto un basso profilo. Nella Grande Mela la mafia non sparava dal 1985: un omicidio tutto da decifrare che potrebbe aprire scenari inquietanti.
Frankie Boy era ormai libero dopo aver scontato una condanna per mafia. Fbi e polizia, nel 2008, lo arrestarono a casa dell’amante nel corso di un maxi-blitz tra Sicilia e America a cui venne dato il nome di Old Bridge, a simboleggiare il ponte tra le due mafie, quella americana e quella siciliana, che non hanno mai smesso di fare affari. Frankie Gestiva decine di società per la distribuzione alimentare negli Stati Uniti, aveva imprese edili che realizzavano palazzi nella Grande Mela e creava aziende per il riciclaggio di denaro in paesi offshore. Le indagini accertarono suoi contatti i boss di Palermo, in particolare con Antonino Rotolo tramite Nicola Mandalà, mafioso di Villabate, e Gianni Nicchi, giovane boss poi finito in manette. I due andarono a New York più volte per incontrarlo. L’inchiesta “Old Bridge” fu la riprova che la droga, come Giovanni Falcone aveva intuito 40 anni fa ai tempi della Pizza Connection, continuava a essere comune denominatore degli affari illeciti tra le cosche siciliane e quelle d’oltreoceano. Le “famiglie” palermitane affidavano il denaro frutto delle estorsioni e delle altre attività illecite, perché venisse reinvestito in stupefacente, agli emergenti come era allora il palermitano Gianni Nicchi. Ed proprio seguendo i lussuosi viaggi americani di Nicchi, che all’epoca non era ancora latitante, che nel 2003 gli investigatori riannodarono i fili dell’antica rete della droga che unisce il vecchio al nuovo continente.

Le mafie in pillole. Le Triadi cinesi: l’impero della contraffazione e i legami con la Camorra

Vecchie di quasi quattro secoli le Triadi cinesi sono tra le più ricche e potenti mafie del mondo. Il loro simbolo è un triangolo equilatero, emblema di armonia tra cielo, terra e uomo. Gli affiliati condividono riti d’iniziazione e giuramenti di fedeltà al gruppo, di rispetto della gerarchia e di obbligo al reciproco aiuto. I principali gruppi che le compongono sono Chiu Chao, Wo, 14K, Big Four, Sun Yee On con oltre 55mila membri. Quest’ultima è considerata tra le più vaste organizzazioni criminali del mondo. La base è a Hong Kong, ma opera anche a Taiwan, Macao, nel resto della Cina e nelle chinatown europee, in Nord America, Sudafrica, Australia, Estremo Oriente, Nuova Zelanda. Un rapporto di Transcrime sugli investimenti delle mafie in Europa ne evidenzia enclave in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi. Fa affari gestendo il traffico clandestino di connazionali, ma anche con le estorsioni, il traffico di droga, le contraffazione di modelli industriali e marchi( secondo l’Organizzazione mondiale del commercio i beni contraffatti rappresentano ormai tra il 5 e il 7% del commercio mondiale, per un valore di circa 600 miliardi di dollari l’anno, e la mafia cinese è leader del “mercato”). E’ attiva anche nel gioco d’azzardo, nel riciclaggio di denaro sporco, nello sfruttamento della prostituzione e nella speculazione immobiliare. La Direzione Investigativa Antimafia e il Servizio centrale Operativo della Polizia la ritengono  la quinta mafia italiana. E’ ramificata soprattutto in Lombardia, Toscana, Lazio e Emilia-Romagna e Campania dove ha cominciato con estorsioni e immigrazione clandestina per arrivare al traffico di rifiuti tossici. Con le mafie italiane non ci sono mai stati scontri, ma solo rapporti d’affari. Soprattutto con  la Camorra con cui ha gestito un fiorente traffico plastica e stracci. Alla base del sistema un consorzio criminale internazionale, gestito dalla Camorra, che riusciva a soddisfare diversi interessi economici da Prato a Hong Kong. L’attività illecita, secondo gli inquirenti, si basava su un interesse complementare: quello dei cinesi che, in mancanza di materie nel Paese, erano disposti a procurarsele illecitamente dall’estero, e quello di alcune aziende italiane, che cercavano di evitare le spese per lo smaltimento dei rifiuti di produzione. Un binario doppio di domanda e offerta che sarebbe stato soddisfatto con la rivendita in Estremo Oriente di tonnellate di rifiuti classificati come “Mps”,  materia prima seconda. Una denominazione che avrebbe permesso ai clan italiani di aggirare la legge sullo smaltimento e rivendere, a prezzi inferiori a quelli di mercato, ingenti quantitativi di plastica e tessuti. Materiali che in Cina venivano poi rivenduti come nuovi.

Le mafie in pillole: in Europa fatturano 110mld, l’un % del Pil dell’Unione

Europol: solo in Europa ci sono 5mila organizzazioni criminali. Sette su dieci operano in più di uno Stato e tutte insieme si spartiscono un mercato illecito di 110 miliardi di euro, circa l’1% del pil dell’UE. (“La Convenzione di Palermo”. A cura della Fondazione Falcone)

Le mafie in pillole. La Yakuza: 40mila affiliati e un patrimonio di 80 miliardi di dollari

La Yakuza, potente mafia giapponese, gode di uno status quasi legale. La Yamaguchi-gumi, la più grande delle “famiglie” che la costituiscono, ha circa 40 mila membri e un patrimonio di 80 miliardi di dollari. Ogni sotto-gruppo criminale paga una sorta di tassa di affiliazione alla “famiglia”. La Yamaguchi-gumi ricava così 50mln di dollari al mese. Il clan affiliato, in cambio, ha “il timbro di garanzia” che ne attesta l’appartenenza. I mafiosi della Yakuza sono anche famosi per avere complessi tatuaggi in tutto il corpo.
La più grande fonte di guadagno della Yakuza è il traffico di droga, seguito dal gioco d’azzardo, lo sfruttamento della prostituzione e l’estorsione. Si entra nel clan con un rituale di affiliazione che prevede un giuramento e un garante e i membri devono osservare un codice d’onore (ninkyo) che ricorda molto quello di Cosa nostra. Le regole fondamentali sono: obbedire al capo; non tradire il gruppo o i compagni; non rivelare i segreti dell’organizzazione; non rivolgersi a magistratura e forze dell’ordine; non toccare alcuna donna dell’organizzazione. Pena: il taglio di un dito e l’espulsione.

 

Lo sport come scuola di legalità: l’Esercito e la Fondazione Falcone accanto ai ragazzi dello Zen

Una trentina di studenti dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone” di Palermo hanno incontrato la presidente della Fondazione Falcone, professoressa Maria Falcone, per discutere di mafia e legalità nell’ambito del progetto “Educazione alla cittadinanza” promosso dal 46° Reggimento Trasmissioni e dal Centro Universitario Sportivo di Palermo dell’Università di Palermo. Un incontro particolarmente sentito da docenti e ragazzi che vivono in un quartiere a rischio come lo Zen e frequentano una scuola che più volte è stata oggetto di atti vandalici.

“Ho parlato ai ragazzi di Giovanni Falcone raccontandogli di quanto amasse lo sport e di quanto ogni suo impegno rivelasse il suo essere perfezionista, il suo cercare di fare tutto al meglio mettendosi in discussione per raggiungere i risultati migliori”, ha detto Maria Falcone.

Il progetto coinvolge un centinaio di giovani studenti delle classi quarte e quinte dell’istituto palermitano del quartiere “San Filippo Neri” (Zen), accompagnati dai docenti e dagli insegnanti di sostegno. L’incontro di oggi si è tenuto nella Caserma “Euclide Turba”, sede del 46° Reggimento Trasmissioni. 

I ragazzi nei prossimi mesi saranno coinvolti in una serie di attività all’insegna dello sport, della salute e della legalità.

Il progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra il 46° Reggimento Trasmissioni e l’Ateneo palermitano rappresenta anche un’occasione per affrontare il tema della prevenzione del fenomeno della dispersione scolastica nel quartiere.

Gli istruttori militari della “Turba”, insieme ai docenti del Centro Universitario Sportivo di Palermo, guidano gli alunni in un percorso che si concluderà in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio 2019.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Colonnello Adriano Russo, comandante del 46° Reggimento Trasmissioni e dal dirigente scolastico Daniela Lo Verde che hanno sottolineato la valenza culturale e formativa dell’attività sportiva come strumento di crescita sociale che mira alla diffusione dei valori della legalità tra i giovani.