Le mafie in pillole. Le Triadi cinesi: l’impero della contraffazione e i legami con la Camorra

Vecchie di quasi quattro secoli le Triadi cinesi sono tra le più ricche e potenti mafie del mondo. Il loro simbolo è un triangolo equilatero, emblema di armonia tra cielo, terra e uomo. Gli affiliati condividono riti d’iniziazione e giuramenti di fedeltà al gruppo, di rispetto della gerarchia e di obbligo al reciproco aiuto. I principali gruppi che le compongono sono Chiu Chao, Wo, 14K, Big Four, Sun Yee On con oltre 55mila membri. Quest’ultima è considerata tra le più vaste organizzazioni criminali del mondo. La base è a Hong Kong, ma opera anche a Taiwan, Macao, nel resto della Cina e nelle chinatown europee, in Nord America, Sudafrica, Australia, Estremo Oriente, Nuova Zelanda. Un rapporto di Transcrime sugli investimenti delle mafie in Europa ne evidenzia enclave in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi. Fa affari gestendo il traffico clandestino di connazionali, ma anche con le estorsioni, il traffico di droga, le contraffazione di modelli industriali e marchi( secondo l’Organizzazione mondiale del commercio i beni contraffatti rappresentano ormai tra il 5 e il 7% del commercio mondiale, per un valore di circa 600 miliardi di dollari l’anno, e la mafia cinese è leader del “mercato”). E’ attiva anche nel gioco d’azzardo, nel riciclaggio di denaro sporco, nello sfruttamento della prostituzione e nella speculazione immobiliare. La Direzione Investigativa Antimafia e il Servizio centrale Operativo della Polizia la ritengono  la quinta mafia italiana. E’ ramificata soprattutto in Lombardia, Toscana, Lazio e Emilia-Romagna e Campania dove ha cominciato con estorsioni e immigrazione clandestina per arrivare al traffico di rifiuti tossici. Con le mafie italiane non ci sono mai stati scontri, ma solo rapporti d’affari. Soprattutto con  la Camorra con cui ha gestito un fiorente traffico plastica e stracci. Alla base del sistema un consorzio criminale internazionale, gestito dalla Camorra, che riusciva a soddisfare diversi interessi economici da Prato a Hong Kong. L’attività illecita, secondo gli inquirenti, si basava su un interesse complementare: quello dei cinesi che, in mancanza di materie nel Paese, erano disposti a procurarsele illecitamente dall’estero, e quello di alcune aziende italiane, che cercavano di evitare le spese per lo smaltimento dei rifiuti di produzione. Un binario doppio di domanda e offerta che sarebbe stato soddisfatto con la rivendita in Estremo Oriente di tonnellate di rifiuti classificati come “Mps”,  materia prima seconda. Una denominazione che avrebbe permesso ai clan italiani di aggirare la legge sullo smaltimento e rivendere, a prezzi inferiori a quelli di mercato, ingenti quantitativi di plastica e tessuti. Materiali che in Cina venivano poi rivenduti come nuovi.

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