Vita e morte di Frankie Boy, enfant prodige del clan Gambino ucciso a New York

Per i “picciotti” siciliani era “O Frankie”, i clan d’oltreoceano lo chiamavano invece “Frankie boy”. Cinquantaquattro anni, un “curriculum” criminale pesante, giovanissimo riuscì a scalare il clan Gambino di New York. Genitori palermitani, nato negli Usa, non ha mai dimenticato la terra degli avi e Cosa nostra siciliana. Il killer che l’ha freddato con sei colpi di pistola, stanotte davanti alla sua casa di Staten Island, gli è poi passato sopra con l’auto. I testimoni hanno raccontato di una “processione” ininterrotta dei Gambino accorsi a rendere omaggio a un padrino che, negli ultimi tempi, aveva scelto un basso profilo. Nella Grande Mela la mafia non sparava dal 1985: un omicidio tutto da decifrare che potrebbe aprire scenari inquietanti.
Frankie Boy era ormai libero dopo aver scontato una condanna per mafia. Fbi e polizia, nel 2008, lo arrestarono a casa dell’amante nel corso di un maxi-blitz tra Sicilia e America a cui venne dato il nome di Old Bridge, a simboleggiare il ponte tra le due mafie, quella americana e quella siciliana, che non hanno mai smesso di fare affari. Frankie Gestiva decine di società per la distribuzione alimentare negli Stati Uniti, aveva imprese edili che realizzavano palazzi nella Grande Mela e creava aziende per il riciclaggio di denaro in paesi offshore. Le indagini accertarono suoi contatti i boss di Palermo, in particolare con Antonino Rotolo tramite Nicola Mandalà, mafioso di Villabate, e Gianni Nicchi, giovane boss poi finito in manette. I due andarono a New York più volte per incontrarlo. L’inchiesta “Old Bridge” fu la riprova che la droga, come Giovanni Falcone aveva intuito 40 anni fa ai tempi della Pizza Connection, continuava a essere comune denominatore degli affari illeciti tra le cosche siciliane e quelle d’oltreoceano. Le “famiglie” palermitane affidavano il denaro frutto delle estorsioni e delle altre attività illecite, perché venisse reinvestito in stupefacente, agli emergenti come era allora il palermitano Gianni Nicchi. Ed proprio seguendo i lussuosi viaggi americani di Nicchi, che all’epoca non era ancora latitante, che nel 2003 gli investigatori riannodarono i fili dell’antica rete della droga che unisce il vecchio al nuovo continente.

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